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Francia, i perchè del successo del Bio durante l'emergenza Covid19

Mentre la crescita delle vendite di alimentari biologici nella GDO era rallentata tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, il mercato è tornato a dinamiche eccezionali dalla fine di marzo, secondo uno studio Kantar che comprende dati fino al 12 aprile. Dopo il + 12% nel quarto trimestre del 2019 e il + 13% nei primi due periodi del 2020, le vendite di biologico sono aumentate del 35% dal 24 febbraio al 15 marzo, quindi del 29% tra il 16 marzo e il 12 aprile. "Proprio come quelle convenzionali, le vendite di biologico sono state guidate inizialmente dalle reazioni di panico e dal riflesso di far scorta, poi dalla chiusura dei ristoranti e dalla moltiplicazione dei pasti a casa", è il commento di Kantar. Kantar modula la sua analisi, tuttavia, spiegando che l'accelerazione dei consumi è più marcata per i prodotti convenzionali (+ 16% di fatturato tra il 24 febbraio e il 12 aprile, contro il + 2% nei primi due periodi del 2020) rispetto ai prodotti biologici (+32% contro +13%). "Più che dalla preoccupazione per la salute e l'ambiente, l'attuale accelerazione del biologico è legata a una combinazione di fattori che giocano a suo favore ", sostiene Kantar, che cita tra i fattori: forti rotture di stock in determinate categorie, esplosione dell'e-commerce (che prima della crisi proponeva più prodotti biologici rispetto ai negozi), elevato consumo della drogheria e dei prodotti lattiero-caseari, tenendo anche in conto il calo della frequentazione dei negozi specializzati (secondo l’istituto il 15% dei consumatori ha smesso di frequentare i negozi biologici, spostandosi verso la GDO) Le vendite bio stanno crescendo molto di più nelle categorie che registrano il maggior numero di rotture di stock rispetto alla media dei prodotti di largo consumo: per esempio, aumenti delle vendite del 131% sulla pasta (tra il 16 e il 22 marzo), del 108 % per il riso, del 66% per il pane in cassetta o del 56% per le uova. In sostanza, per Kantar che "A fronte di importanti rotture di stock in determinate categorie, gli acquirenti hanno comprato quel che era rimasto sugli scaffali, spesso prodotti biologici". I tre comparti il cui peso è aumentato maggiormente durante la crisi del Covid sono anche quelli in cui il peso dei prodotti biologici era già maggiore: prodotti caseari, drogheria dolce e salata. Come per i prodotti convenzionali, anche i prodotti a private label hanno beneficiato dalla crisi. Se il biologico ha beneficiato prima e durante il lockdown di diversi fattori, "l'entità della pandemia dovrebbe esaltare la consapevolezza preesistente delle preoccupazioni sulla salute e della necessità di essere attenti alla dieta”; Kantar raccomanda agli operatori di pensare a come mantenere i nuovi acquirenti biologici reclutati nel periodo della crisi, anche prestando attenzione ai prezzi, stanti le preoccupazioni sul potere d'acquisto.

FRANCIA, NIELSEN GUARDA ALLE VENDITE BIO

"Dall'inizio del periodo Covid-19, i prodotti biologici non solo sono cresciuti molto rapidamente, ma si è anche allargato il divario di crescita con i prodotti convenzionali: di circa 14 punti all'inizio di febbraio, questo divario a volte ha poi superato i 20 punti ", dice una nota Nielsen del 7 aprile. Oltre alla crescita nei supermercati, gli acquisti si sono sviluppati nei negozi biologici specializzati (Biocoop, Naturalia, La Vie Claire, Bio C’Bon, Naturéo, ecc.) che stanno registrando una forte crescita. "Il valore del carrello medio è aumentato del 48%, da circa € 40 a € 59 da metà marzo", ha dichiarato Alexandre Fantuz, direttore marketing di Biotopia, fornitore di servizi al canale specializzato. Tutti i principali canali di distribuzione stanno partecipando alla crescita, in particolare i minimarket (+73% nelle vendite biologiche nelle settimane 12 e 13) e i drive (+74%).

Nielsen sottolinea inoltre che la crescita dei prodotti biologici, sebbene visibile in tutta la Francia, risponde anche a una logica geografica; i dipartimenti in cui la crescita biologica è più forte durante l'ultima settimana di marzo si trovano a nord e nord-ovest, nonché a est e sud-ovest. Questa mappatura è sia un riflesso del peso significativo del biologico in queste aree, ma anche, più in generale, del fatto che le famiglie sono più rappresentate in questi dipartimenti, il che influenza naturalmente i consumi prodotti biologici; il dinamismo dei prodotti biologici è più limitato nella regione parigina, in particolare a Parigi, il che può essere in parte spiegato dall'esodo in provincia di una popolazione che di solito consuma di più.

E dopo la crisi covid-19? "La crisi sanitaria che stiamo attraversando porrà una forte attenzione ai prodotti salutistici, come vediamo sta accadendo nell'opinione pubblica in Asia, e spingerà i retailer ad andare ancora più avanti nell'assortimento di prodotti freschi, per rispondere a aumento dei consumi domestici (meno viaggi, più telelavoro, meno frequentazione di ristoranti)”, è l’analisi di Daniel Ducrocq, direttore dei servizi della distribuzione di Nielsen. Due fenomeni che potrebbero beneficiare il comparto nelle categorie in cui deve ancora svilupparsi compiutamente.

FRANCIA PRIMA DEL COVID

Come indicato dal Baromètre de consommation et de perception des produits biologiques en France (Agence BIO/Spirit Insight - febbraio 2019), le abitudini e i modelli di consumo tendono a cambiare radicalmente. Il 73% dei francesi consuma almeno qualche prodotto biologico da 5 anni, comprendendo un 17% che lo fa da un anno. Le mentalità stanno cambiando: le persone vogliono consumare in modo diverso, più etico, responsabile e sostenibile. I francesi vorrebbero avere più luoghi di distribuzione di prodotti biologici (7 persone su 10) e un'offerta di biologico fuori casa: mense scolastiche (85% degli interessati), ristoranti, ospedali, case di riposo... I motivi del consumo? Innanzitutto, preservare la salute (69%). Quindi per la qualità e il gusto dei prodotti (58%), la tutela dell'ambiente (56%), il benessere degli animali (28%) e anche perché ormai i prodotti sono sempre più disponibili nei normali luoghi di acquisto (28%). I più giovani (generazione Z) sono particolarmente consapevoli delle ragioni etiche e sociali: rispetto per l'ambiente, benessere degli animali, ecc. Al momento dell'acquisto, il consumatore sceglie prima in base al gusto (95%), quindi al prezzo, all'origine francese e persino locale e al marchio nazionale AB (83%), il marchio nazionale è più conosciuto di quello europeo ed è percepito come di maggior garanzia (senza alcun fondamento, non prevede controlli aggiuntivi, un’azienda anche estera può chiedere



 l’autorizzazione all’uso, che viene concessa automaticamente, motivo che ne raccomanda l’uso a chi ha nel mirino il mercato francese). Prima del Covid per quanto riguarda il luogo di acquisto, i principali erano i punti vendita di grandi e medie dimensioni, ma i francesi avrebbero voluto trovare più prodotti biologici nei negozi più piccoli (fornai, macellerie, fruttivendoli), nei mercati all’aperto e on-line. Il biologico è oggi in tutti i canali commerciali, con vendite in crescita in tutti. Di fronte alla crescente domanda, la questione delle forniture rappresenta la vera sfida e la questione dell'approvvigionamento diventa strategica, sia nella ricerca di nuovi fornitori, nel rafforzamento delle relazioni esistenti con i partner o nella creazione di filiere locali o nazionali. La produzione francese, in rapida crescita, copre il 69% della domanda, il che contiene l’aumento delle importazioni, con ciò rispondendo ai consumatori biologici affezionati ai produits nationaux.

SVIZZERA, IL BIO OLTRE IL 10% DEL MERCATO

Nel 2019, i prodotti alimentari biologici hanno raggiunto per la prima volta una quota di mercato del 10,3%. L'analisi per regioni mostra che la Svizzera romanda ha superato la Svizzera tedesca (10,5 percento di quota di mercato contro 10,4 percento). 7.300 sono le aziende agricole che producono secondo gli standard Bio Suisse in Svizzera e Liechtenstein. Con una crescita del 4,7 percento, la Svizzera francese ha avuto una crescita maggiore rispetto alla Svizzera tedesca (3,1%) e per la prima volta ha raggiunto una quota di mercato maggiore (10,5% rispetto al 10,4%). In Ticino, il fatturato è aumentato dell'1,3 per cento per raggiungere una quota di mercato dell'8,9 per cento. In cinque anni, il fatturato dei prodotti biologici è aumentato di un miliardo di franchi passando da 2,2 a 3,2 (sta a dire 3 miliardi di EUR, ma su una popolazione di 8.5 milioni). I prodotti freschi hanno la maggiore quota di mercato, con uova (28,7%) seguite da pane (26,1%) e ortaggi (23,1%). “I cambiamenti nelle abitudini alimentari verso i prodotti convenience si vedono anche sul mercato biologico. Nonostante una quota di mercato per i prodotti preconfezionati pari a solo il 7,4%, la crescita in questo segmento è tre volte quella dei prodotti freschi ”, dice Jürg Schenkel, responsabile marketing Bio Suisse. Questa evoluzione è motivata dalle esigenze dei consumatori, che richiedono un assortimento sempre più ampio. Il biologico è al passo con i tempi; secondo un sondaggio rappresentativo di Demoscope, un intervistato su tre dichiara che per lui la sostenibilità è importante. Sei anni fa, era solo uno su sei. Questo sviluppo si riflette anche nel comportamento di acquisto: una persona su quattro acquista alimenti biologici più volte al mese e il 57 percento ogni giorno o più volte alla settimana. Nel 2019 l’acquisto è stato di 377 franchi di alimenti biologici pro capite. Le 7.300 aziende (+300) coltivano in modo sostenibile 169.360 ettari (+ 8.750 ha), il che corrisponde a circa un sesto della superficie agricola utile totale, con una proporzione molto più alta nelle regioni montane dove quasi un quarto dell'area è biologico. Rispetto al numero di aziende agricole, Berna (1'318, + 57) e Grigioni (1'255, + 17) rimangono i cantoni con più aziende biologiche, davanti a San Gallo (466, + 15), Zurigo (428, + 22) e Lucerna (420, + 28). Lucerna e il cantone Vallese (243, + 28) mostrano il maggiore aumento percentuale. Proprio nel Vallese l’anno scorso si sono convertiti molti viticoltori e la crescita dovrebbe continuare: a marzo, il Gran Consiglio del Vallese ha deciso di mettere in pista un "Piano d'azione biologico". La crescita dei produttori ha fatto sì che nel 2019 la produzione superasse la domanda in alcuni comparti; in particolare ne hanno risentito il latte, la carne di maiale e in parte i cereali. La collaborazione con i retailer, promozioni e degustazioni mirate e le azioni di solidarietà delle interprofessionali hanno permesso di gestire la situazione. Ora, invece, a causa della domanda eccezionalmente elevata di latte e in particolare di burro, le organizzazioni biologiche del settore hanno deciso di cancellare le liste di attesa dal 1 giugno, ammettendo subito le aziende richiedenti. "Durante la pandemia di coronavirus, tutta l'agricoltura svizzera ha incassato molto rispetto e fiducia da parte della popolazione", dice Urs Brändli, presidente di Bio Suisse. L'agricoltura e la politica sono ora chiamate a onorare questa fiducia. La produzione alimentare nazionale è importante, "Ma solo il cibo prodotto senza input importati, per esempio senza fertilizzanti chimici e di sintesi, offre una sicurezza reale e può garantire l’autosufficienza". Ecco perché la produzione adattata alle condizioni locali è necessaria per il benessere dell'uomo, degli animali e dell'ambiente, ha aggiunto. E ha chiesto alla politica di decidere una riduzione obbligatoria dei pesticidi di sintesi, per ridurre i rischi il più possibile.

SVIZZERA, IL FATTURATO BIO DI LIDL A +50%

Grazie allo sviluppo dell’offerta, Lidl Svizzera ha registrato un aumento del fatturato per i prodotti biologici del 48% nel 2019. Il marchio ha annunciato che continuerà a espandere la sua gamma e rafforzare il suo impegno per l'agricoltura biologica. La catena ha continuato ad aumentare la sua offerta biologica da quando è entrato nel mercato svizzero, e negli ultimi cinque anni, la quota del bio sul fatturato totale è più che quadruplicata. L'assortimento permanente è di circa 300 referenze, alle quali Lidl ne aggiunge oltre un centinaio nelle quattro settimane biologiche che organizza ogni anno. Per l’ortofrutta l’assortimento, variabile a seconda della stagione, arriva fino a 40 referenze; anche altri reparti, come il pane o la carne hanno visto un aumento dell’assortimento biologico (la carne fresca bio è stata introdotta nel 2016 e pesa ora per un terzo della categoria). Tutti i prodotti svizzeri sono realizzati secondo le linee guida Bio Suisse (dalla primavera all’autunno almeno otto ore di pascolo al giorno, salvo meteo). La catena collabora con FiBL e sostiene un progetto che studia la linea vacca vitello e per il terzo anno consecutivo è lo sponsor principale del Bio Marché di Zofingen.

AUSTRIA, CI SI AVVICINA AL 10%

Nel 2019 le vendite di alimenti biologici freschi in Austria sono aumentate del 7% in valore; i consumatori austriaci ci hanno speso 580 milioni di euro. Il che contribuisce a portare la quota del biologico sulle vendite totali di alimenti al 9,3% secondo Agrarmarkt Austria Marketing (AMA). L'indagine di AMA si basa sui dati di acquisto di un panel di 2.800 famiglie e sui dati raccolti dalle società di ricerche di mercato GfK e Key Quest. La stratificazione AMA comprende prodotti freschi, inclusi surgelati e cibi pronti, ma esclude pane e dolci. La quota biologica più elevata è stata per il latte fresco (25,5% del totale della categoria) , per lo yogurt naturale (23,7%) e uova (22,1%). Würstel e prosciutto coprono le posizioni più basse (3%), poco meglio va per carne e pollame. Quel brick su cinque rappresentato dal latte biologico è venduto a un prezzo medio di 1,38 euro al litro. In quantità, le banane (prezzo medio di vendita 1.86 EUR) arrivano al secondo posto, anche prima delle patate. Cresce anche il numero di aziende agricole biologiche; a fine 2019 a "Bio-Austria" aderivano 24.372 produttori, il che sta a dire il 22% del totale e una crescita del 4% rispetto al 2018. Con 665.800 ettari, oltre un quinto della superficie agricola del paese è a coltivazione biologica.


Fonte: 

Associazione Nazionale delle Imprese di Trasformazione e Distribuzione dei Prodotti Biologici

Tratto dalla newsletter del 10 maggio 2020



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