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LINK | Il settore agroalimentare italiano negli USA

Nell'ambito del nuovo ciclo di videointerviste per sentire dalla voce dei professionisti dell'internazionalizzazione residenti all'estero come stanno reagendo i mercati e quali strategie mettere in campo.


L’attuale emergenza da Coronavirus ha di fatto causato il blocco di molte attività economiche in tutto il mondo, ad eccezione di alcun asset indispensabili. Tra questi ci sono i settori alimentare ed agroalimentare, che sono stati messi subito sotto pressione, soprattutto in un primo periodo di panico generalizzato da parte dei consumatori, preoccupati di non trovare i prodotti sugli scaffali. Ne parliamo con Dino Borri di Eataly, catena internazionale di punti vendita di generi alimentari italiani, che in collegamento da New York spiega come si sono mossi negli Stati Uniti i supermercati per affrontare la crisi e quali sono le opportunità per i prodotti italiani oltre oceano.

Gli Stati Uniti hanno dovuto affrontare il Coronavirus qualche settimana dopo l’Italia. Com’erano visti i prodotti Made in Italy in quei primi momenti di emergenza?
Noi di Eataly siamo stati la prima catena negli USA ad adottare misure di sicurezza sanitarie nei punti vendita. All’inizio i consumatori erano disorientati, ma hanno capito e apprezzato la nostra serietà e la serietà della situazione. Non ho visto nessun tipo di boicottaggio sul cibo italiano in quel primo periodo. Da quello che ho sentito anche da altri distributori e produttori, quei prodotti che sono di lunga conservazione, come pasta, olio e sughi, hanno continuato e continuano tuttora ad andare molto bene, perfino meglio.

I prodotti italiani si distinguono molto per la sicurezza alimentare. Può essere un fattore di successo, soprattutto quando si tornerà alla normalità?
Assolutamente sì, lo è sempre stato. Le dimensioni ridotte delle nostre aziende, rispetto ad alcuni colossi americani, permettono di adattarsi meglio e più velocemente ad eventuali nuove regole ed esigenze sanitarie.   

Sono emersi nuovi canali distributivi per ovviare a questo momento di emergenza, in cui le persone di fatto devono rimanere in casa?
Naturalmente si è sviluppato molto l’online classico. Quindi vai su un sito, trovi i prodotti che stai cercando e ti vengono spediti a casa magari da un magazzino centralizzato in mezzo agli Stati Uniti. È però emerso soprattutto un nuovo modo di spesa, anche meno tecnologica, in cui si fa una chiamata ai negozi e con dei driver viene consegnata a casa. Quasi da negozio di quartiere.

Come si possono coniugare queste nuove piattaforme digitali con l’esigenza di sensorialità tipica del cibo?
Oggi grazie ai social media e alle piattaforme digitali si possono trovare dei nuovi canali di promozione, più che di vendita. Mi riferisco a ricette e tutorial su come utilizzare i prodotti. Gli statunitensi per esempio mangiano spesso nei ristoranti e cucinano poco nella propria abitazione. Ora che non possono muoversi, stanno riscoprendo il piacere di cucinare. E cosa c’è di meglio del cibo italiano, che è buono, saporito, sano e spesso anche facile da preparare? Ecco che ricevere consigli su come cucinare un piatto particolare, diverso magari dalla solita pasta al pomodoro, con un kit che ti arriva a casa con già tutte le materie prime necessarie, può essere una scelta vincente.

Quali sono i prodotti italiani e trentini che stanno andando per la maggiore in questo periodo?
Pasta e pomodoro sono i prodotti che non possono mancare sulle tavole degli americani. Per quel che riguarda invece i vini, adesso che a New York fa ancora freddo, un buon rosso, magari un Teroldego, è molto apprezzato. Ci sono poi i formaggi italiani, tra cui il Trentingrana, che vende sempre molto bene.



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